Francesco Pintaudi

Il percorso artistico di Francesco Pintaudi copre già l’arco di un trentennio, intessendo una ricerca formale che si è mossa nell’ambito di un figurativismo dall’impronta assai personale, che accoglie talora istanze simboliste o surrealiste, quando non anche informali, ma tutte coerentemente saldate in un rigore espressivo che definisce una marcata identità tecnico-stilistica.


Gli anni ’90 sono contrassegnati da una produzione che, da una parte, è il riflesso di eventi dal grande impatto psicologico e sociale, dall’altro è il riverbero lirico dell’incontro con le realtà urbanistiche del comprensorio palermitano o quello, intenso, della contemplazione della Natura, di cui sa cogliere l’essenza più profonda e sublime.


Le sue opere vengono così richieste da Enti pubblici e privati per mostre d’altissima risonanza scientifica o sociale, quale, ad esempio, “Una città da ricucire”, nel ricordo di Padre Puglisi o le tre grandi mostre personali “Ea quae gignuntur e terra”, organizzate dall’Orto Botanico di Palermo per il Bicentenario.

Nel 2001 l’Università degli Studi di Palermo gli dedica una Personale (“Gignentia”-Essenze mediterranee) presso la prestigiosa sede dello Steri, con il contributo della Provincia Regionale di Palermo.


Alcune “personali” monotematiche gli vengono commissionate da diversi Comuni della provincia di Palermo a riprova di una particolare sensibilità dell’artista a saper cogliere, della realtà circostante - sociale, naturalistica, urbanistica che sia -, quegli aspetti più pregnanti resi più veri, e reali, ancorché idealizzati, ed “illuminati” con i suoi particolari ed esclusivi impasti cromatici.


La sua più recente produzione ha scandagliato ed esplorato ancor più i rapporti tra forma e spazio attraverso macroscopie bio-naturalistiche, ma si rivolge ora ad una sorta di costruttivismo concettuale assemblando residuati oggettuali della realtà quotidiana anche con metodologie
extrapittoriche, dando luogo a sincretismi per un rinnovato, e diverso, linguaggio espressivo.


Un linguaggio che esplicita - come nell’attuale “percorso” stilistico – i “segni” della memoria, che si fanno “Tracce” di vita, sedimentata e stratificata sulle strade del mondo: da dove veniamo e dove andiamo. Come la sua arte che sa cogliere il nesso tra passato e futuro.